Roberto Vecchioni è Insegnante, cantautore, scrittore Italiano.
C’è un momento esatto in cui ha iniziato a credere in Dio?
«È stato un lungo cammino. Da giovane, pur avendo frequentato scuole cattoliche, sentivo la fede come una sorta di oppressione della mia libertà. Poi è cambiato tutto, mi sono confrontato con gli altri, credenti e no, intellettuali, artisti, pensatori, e ho capito che non ci si può accontentare di quello che si vede, si tocca e si sente, ho capito che non veniamo creati per buttare una vita svegliandoci la mattina, andare a lavorare e tornare a casa la sera per dormire. È un assurdo esistenziale. Quindi per forza deve esserci qualcos’altro, o Qualcuno, per cui facciamo tutto questo».
Cosa?
«Chi ha molta più fede di me è convinto che ognuno di noi abbia una piccola missione da compiere per conto di Dio».
La sua qual è?
«Poter dare alla gente speranza, pace e anche emozioni. E aiutarla a riflettere».
Come immagina l'aldilà?
«Non è un luogo ma un altro modo di sentire il mondo. Probabilmente è un'esistenza ferma in cui tutto è in uno stato di quiete che paradossalmente provoca una frenesia di felicità che non si potrebbe ottenere in nessun’altro modo. Più o meno come una droga potentissima che, però, non fa nessun male».

















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